L’internet delle cose: è davvero la chiave di volta?

L’internet delle cose: è davvero la chiave di volta?

IoT: elettrodomestici intelligenti. L’internet delle cose fa parte delle nostre vite, tuttavia sappiamo utilizzare tali oggetti responsabilmente? Analizziamo insieme vantaggi e svantaggi di questo sviluppo tecnologico

IoT“, “Internet of Things“, all’italiana “internet delle cose“, è un neologismo utilizzato per classificare gli smart objects, ossia tutti quegli oggetti di uso comune in grado di connettersi ad internet sviluppando, di conseguenza, una propria identità digitale.

Avete capito bene: il vostro forno a microonde può inviare le mail aziendali, proprio come un laptop. 

Ed è esattamente questo il focus della questione: cosa può recarci, nella nostra vita quotidiana, l’internet delle cose? Quali sono gli aspetti positivi e negativi che possono apportare conseguenze, talvolta, nefaste? 

La tecnologia ai giorni nostri: ideare in funzione delle comodità umane

Perché dare vita a “dispositivi IoT“, ossia in grado di connettersi ad internet? La risposta è più intuitiva di quanto si possa immaginare: semplicemente, per comodità. Pensiamo, per ipotesi, ad un’automobile: negli anni 2000, neanche troppo lontano, salendo su un’auto era necessario attuare l’avviamento manualmente, accendere i proiettori, azionare i tergicristalli e regolarli a seconda dell’intensità della pioggia. Come è evoluto il concetto di auto, vent’anni dopo? È avvenuto un exploit a 360°: motori elettrici, design accattivante ed infotainment completamente smart. Questi sono solo alcuni esempi ma, data la loro concretezza e tangibilità, riescono a far intendere con fermezza ciò di cui stiamo parlando. 

Consideriamo, in questa parte iniziale, sempre tale esempio. Analizziamo situazioni generali che ciascuno di noi vive salendo su un’auto moderna:

  • Avviamento automatico che avviene dopo aver preso posto sul sedile. Livello di comfort: 100%;
  • Accensione e spegnimento automatici dei fari: non ci si dimentica più di lasciarli accesi dopo aver parcheggiato e spento l’abitacolo;
  • Sistema “ADAS”: insieme di complessi sistemi di sicurezza e di assistenza alla guida, quali “adaptive cruise control”, “back collision warning” e affini. Sicurezza amplificata. 
  • Collegamento automatico dello smartphone all’infotainment (Apple CarPlay e Android Auto): possibilità di ascoltare la propria tracklist, di ricevere chiamate e rispondere con più “sicurezza” durante la guida. Aggiornamento in tempo reale delle mappe stradali. Fenomenale.

Fenomenale? A prima vista, sì. Comodo ed intuitivo? Ovviamente. Intelligente? Nì. Se un dispositivo, come uno smartphone, è in grado di collegarsi, in questo caso, ad un abitacolo, è anche in grado di condurre ed ospitare un qualcosa dall’esterno.

Ragioniamo: il collegamento che avviene tra smartphone e auto crea una connessione virtuale, proprio come una connessione internet, che avviene attraverso alcuni codici. Tale connessione dà vita ad una “porta” facilmente valicabile dall’esterno, a causa dello scambio di frequenze. Involontariamente, solo pensando alla nostra comodità, stiamo dando accesso ai nostri dati più sensibili e privati: quelli che custodiamo sul nostro cellulare. Inoltre, attraverso questo nesso, diamo il via libera a chiunque volesse, nella peggiore delle ipotesi, di prendere il comando del nostro device e, in questo caso, del veicolo. 

È una consapevolezza allarmante: l’internet delle cose è in grado di ritorcersi contro l’essere umano, trasformandosi da aiuto di inestimabile valore a carnefice. 

Controllo da remoto, privacy violata: l’impatto sulle nostre vite

Non si parla solo di realtà aumentata, di hacking, di cyber security: attraverso tale pratica, quella di riuscire a prendere il controllo di un sistema da remoto, possono essere commessi migliaia di reati, convertiti in veri e propri crimini: sbloccare le porte blindate delle case smart, mettendo inevitabilmente a rischio la nostra sicurezza; violare siti governativo-istituzionali, rubando dati e richiedendo riscatti (si pensi al caso che coinvolse gli USA qualche anno fa: un’organizzazione di cybercriminali riuscì a rubare dati sensibili sui pazienti di un ospedale, compromettendo il funzionamento dell’intero database della struttura. L’ospedale dovette pagare un riscatto, per l’esattezza, di $17.000,00 per poter riappropriarsi delle documentazioni). Parlare delle proprie questioni personali davanti alle smartTV, inconsapevoli del fatto che qualcuno, da qualche parte nel mondo, in realtà stia registrando ciò che stiamo dicendo. 

Vi siete mai chiesti come sarebbe essere su un aereo, a diecimila piedi di altitudine e sapere che, in realtà, il velivolo viene pilotato da qualcuno che non è nemmeno nella cabina di pilotaggio, bensì sulla terra ferma, comodamente seduto nella torre di controllo?

E se un criminale riuscisse a compromettere un sistema, ideato in origine per salvare la vita delle persone, come un pacemaker, magari disattivandolo e riattivandolo a suo piacimento? Come diventerebbe la nostra vita?

IoT: sì, ma con moderazione e consapevolezza

Vi chiederete come è possibile che avvengano determinati fatti sconcertanti, inverosimili ed inspiegabili come quelli sopracitati. Tali avvenimenti, ahinoi, sono il frutto di anni, di decenni passati a creare sistemi senza però aver effettuato in precedenza un corretto ed approfondito studio, tenendo in considerazione l’altra faccia della medaglia: come intervenire in caso di falle? Come agire in caso di furto di dati sensibili? Cosa fare per migliorare la sicurezza di tali dati? Che piani attuare? Domande che ci si pone attualmente ma che non ci si è mai posti agli inizi dell’epoca di internet. In questo caso, non è possibile imparare dai propri errori o da quelli che verranno: è fondamentale imparare dagli errori che sono stati commessi in passato, con ingenuità magari, ma che hanno recato danni permanenti a sistemi, istituzioni ed utenti. 

Come comportarsi per tutelarsi

Non esistono concetti derivanti da studi scientifici o persone più autorevoli ed intelligenti di noi comuni utenti medi: l’unica regola, valida per ogni persona, è quella di usare il cervello, chiedersi se ciò che si sta per fare sia davvero importante ed inevitabile: mandare le mail, mentre facciamo colazione, dal forno a microonde è indispensabile? Posso farlo in un altro modo? Un altro consiglio: siate furbi e svegli. Se proprio dovete inviare la fatidica mail con il vostro forno a microonde, perlomeno utilizzate una rete Wi-Fi a sé, che non comprenda altri device, come il vostro cellulare, il vostro laptop o la vostra smart TV. Ricordate lo scambio di frequenze!

Articolo scritto da Beatrice Casarin

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